1. PREPARAZIONE DEL PAZIENTE ALL’INTERVENTO
La fase pre-operatoria è un momento cruciale per garantire la sicurezza del paziente e il buon esito della procedura chirurgica. Prima di procedere all’intervento, il paziente viene sottoposto a una serie di valutazioni cliniche e diagnostiche approfondite, eseguite di norma in regime ambulatoriale prima del ricovero o direttamente al momento dell’ingresso in reparto.
Esami Diagnostici e di Laboratorio Fondamentali
Il protocollo standard prevede l’esecuzione mirata delle seguenti indagini:
Esami ematochimici completi: prelievo di sangue per verificare i parametri generali e la funzionalità d’organo.
Elettrocardiogramma (ECG): necessario per valutare l’attività cardiaca a riposo.
Radiografia del torace (Rx torace): per il controllo dello stato parenchimale polmonare e cardio-toracico.
Urinocoltura: questo specifico esame rappresenta un punto critico della preparazione. Deve essere eseguito tassativamente 2-3 settimane prima della data prevista per l’intervento. Tale tempistica è indispensabile per rilevare l’eventuale presenza di batteri nelle urine e poter instaurare tempestivamente una terapia antibiotica mirata ed efficace. Il paziente ha l’obbligo di comunicare immediatamente l’esito di questo esame all’ufficio ricoveri o all’urologo curante di riferimento.
La Visita Anestesiologica
Durante il colloquio pre-operatoria, l’anestesista esegue compiti fondamentali per la sicurezza peri-operatoria:
Accerta in modo definitivo l’idoneità del paziente a sostenere l’intervento chirurgico.
Valuta la necessità di richiedere ulteriori consulenze od indagini specialistiche di approfondimento.
Concorda le precise modalità di modifica o sospensione delle terapie croniche assunte dal paziente.
Gestione dei Farmaci Anticoagulanti e Antiaggreganti
La gestione dei farmaci che influiscono sulla coagulazione è di vitale importanza. Il paziente deve segnalare tempestivamente all’ufficio ricoveri l’assunzione di qualsiasi molecola di questo tipo. La mancata segnalazione può comportare il rinvio forzato dell’intervento, con un conseguente svantaggio per la salute del paziente.
Terapie Anticoagulanti Orali (TAO e NAO): Farmaci come Coumadin, Sintrom, Pradaxa, Eliquis, Xarelto, Lixiana richiedono una attenta valutazione. Di norma, sotto la guida dell’anestesista o degli specialisti del Centro Coagulazione dell’Ospedale (Centro TAO), si provvede alla loro temporanea sospensione e sostituzione con eparina a basso peso molecolare, da somministrare per via sottocutanea.
Terapie Antiaggreganti: Farmaci quali Aspirinetta, Cardioaspirina, Ascriptin, Ibustrin, Persantin, Brilique, Plavix, Ticlopidina, Tiklid, Pletal, Duoplavin, Aggrenox vengono gestiti dall’anestesista. La decisione sulla loro gestione terapeutica terrà conto, se necessario, del parere multidisciplinare di altri specialisti, come il cardiologo, il chirurgo vascolare, il neurologo o l’aritmologo.
Gestione dei Farmaci Ipoglicemizzanti (Metformina)
I pazienti diabetici che assumono farmaci ipoglicemizzanti contenenti metformina (quali Competact, Efficib, Eucreas, Glibomet, Glucophage) devono prestare massima attenzione. Questo principio attivo va sospeso, previo consulto con l’anestesista o con il proprio Medico di Medicina Generale, 48 ore prima della procedura chirurgica. La mancata sospensione della metformina determina l’impossibilità assoluta di eseguire l’intervento.
2. PROTOCOLLO PER IL GIORNO DELL’INTERVENTO E ANESTESIA
Il corretto comportamento nelle ore precedenti e immediatamente successive all’operazione favorisce una ripresa ottimale.
Norme Comportamentali e Digiuno
Il giorno precedente l’intervento il paziente può svolgere una vita normale. La sera antecedente è consentito alimentarsi seguendo le proprie abitudini, purché non si ecceda con le quantità. È permesso l’apporto di liquidi chiari (acqua, thè o camomilla) esclusivamente sino alla mezzanotte del giorno precedente. Eventuali terapie croniche domiciliari andranno assunte la mattina stessa secondo le precise indicazioni fornite dall’anestesista durante la visita pre-operatoria.
Caratteristiche dell’Anestesia
L’intervento di ureterorenoscopia con biopsia e fotoablazione laser (RIRS) viene eseguito di norma in anestesia generale. Prima del trasferimento del paziente nel blocco operatorio, direttamente in reparto viene somministrata la preanestesia farmacologica, utile a ridurre lo stato d’ansia e a permettere un arrivo in sala operatoria in condizioni di serenità e tranquillità.
3. IL POST-OPERATORIO IMMEDIATO E LA DEGENZA
Grazie alla natura mini-invasiva della tecnica endoscopica, il percorso di recupero in reparto risulta estremamente rapido e orientato alla mobilizzazione precoce.
Gestione della Sintomatologia Dolorosa
Nelle prime ore successive alla RIRS, il paziente può manifestare alcuni sintomi tipici:
Dolore al rene: si presenta soprattutto nei casi in cui le lesioni trattate erano voluminose. Questo accade perché l’esplorazione e il trattamento ottimale di masse grandi richiedono una distensione prolungata delle cavità escretrici renali mediante fluidi di lavaggio. Tale sintomatologia si risolve spontaneamente o risponde efficacemente alla somministrazione di farmaci analgesici nel corso della giornata stessa dell’intervento.
Dolore in regione sovrapubica: è legato principalmente alla presenza meccanica del catetere vescicale e dello stent ureterale posizionati al termine della procedura. Questo fastidio viene adeguatamente controllato e minimizzato tramite l’impiego della terapia antidolorifica di reparto.
Mobilizzazione e Alimentazione Precoce
Il protocollo terapeutico punta a minimizzare gli effetti dello stress operatorio e a garantire un rapido ripristino del benessere psico-fisico. Già a distanza di 6-8 ore dal termine dell’intervento, il paziente è in grado di:
Iniziare a bere liquidi e ad alimentarsi in modo progressivo.
Mobilizzarsi attivamente. Una volta tornato nel proprio letto, il paziente viene esortato a muoversi, girarsi sui fianchi ed assumere una posizione semi-seduta, evitando l’immobilità prolungata.
Al fine di prevenire l’insorgenza di fenomeni trombotici e tromboembolici (particolarmente nei soggetti identificati a maggior rischio clinico), vengono applicate apposite calze elastiche agli arti inferiori, e viene fortemente incentivata una deambulazione precoce già dalla serata dell’intervento.
Tempistiche di Dimissione
Il ricovero all’interno del reparto ospedaliero viene limitato al tempo strettamente necessario. Questa scelta strategica mira a ridurre al minimo il rischio che il paziente possa contrarre un’infezione correlata all’assistenza (infezione ospedaliera). In assenza di complicanze, nella prima giornata post-operatoria si procede alla rimozione del catetere vescicale e alla successiva dimissione del paziente. È tuttavia richiesto che il paziente rimanga a Milano per almeno le 24 ore successive alla dimissione. Questo accorgimento è motivato dal fatto che le complicanze più significative (quali coliche renali o rialzi febbrili), sebbene complessivamente rare, tendono a manifestarsi quasi esclusivamente nell’immediato periodo post-operatorio, specificamente nelle prime 24-48 ore.
4. CENNI DI TECNICA CHIRURGICA (RIRS)
L’introduzione e il continuo perfezionamento tecnologico, uniti alla miniaturizzazione degli strumenti endoscopici, hanno rivoluzionato il trattamento dei tumori della via escretrice superiore. Oggi questa metodica mini-invasiva ed efficace permette di preservare l’organo, evitando l’intervento radicale del passato che prevedeva la completa asportazione del rene e dell’intero uretere (nefroureterectomia).
Le Fasi Sequenziali dell’Intervento
L’atto chirurgico si sviluppa attraverso passaggi rigorosi e sequenziali:
Uretrocistoscopia iniziale: Viene eseguita per mezzo di uno strumento rigido (cistoscopio) al fine di mappare accuratamente il basso apparato urinario. Questa fase permette di evidenziare anomalie anatomiche che potrebbero ostacolare le manovre successive, come un terzo lobo prostatico particolarmente voluminoso o un ostio ureterale di tipo puntiforme. Inoltre, l’esame è fondamentale per escludere o trattare contestualmente la presenza di lesioni neoplastiche uroteliali concomitanti in vescica.
Accesso all’uretere: Si esegue l’incannulamento dell’ostio ureterale utilizzando un sottilissimo filo guida in nitinolo dal diametro di appena 1 mm. Sotto costante controllo radioscopico, il filo viene fatto risalire lungo l’uretere fino a raggiungere le cavità intrarenali. Questo dispositivo garantisce il mantenimento costante della pervietà della via urinaria, fungendo da “binario” sicuro per gli strumenti operativi.
Iniezione del mezzo di contrasto: Tramite un catetere ureterale si introduce un mezzo di contrasto iodato. Sotto guida fluoroscopica, si visualizza l’intera anatomia dell’asse escretore per identificare con precisione la conformazione delle vie urinarie.
Risalita con ureterorenoscopio: Se le caratteristiche anatomiche dell’uretere si mostrano compiacenti, si risale lungo la via urinaria con uno strumento endoscopico ultrasottile di 2-3 mm di calibro. A seconda della sede della massa tumorale, l’urologo sceglierà lo strumento idoneo: un ureterorenoscopio rigido per lesioni situate nel tratto distale dell’uretere, oppure un ureterorenoscopio flessibile (monouso o riutilizzabile) per raggiungere i segmenti ureterali prossimali o l’interno delle cavità renali, esplorando l’intero asse in ogni sua porzione.
Biopsia e Fotoablazione Laser: Una volta identificata visivamente la lesione neoplastica uroteliale, si effettuano i prelievi bioptici per l’esame istologico e si procede alla distruzione mirata del tessuto tumorale mediante l’erogazione di energia laser (utilizzando fonti laser a Olmio:YAG, Tullio:YAG o laser a fibra di Tullio).
Utilizzo della camicia ureterale: In presenza di lesioni intrarenali particolarmente voluminose, il chirurgo può posizionare all’interno dell’uretere una camicia ureterale (uno strumento cavo del diametro di 3-5 mm al cui interno viene inserito l’ureterorenoscopio). Questo presidio assicura un deflusso continuo delle urine e del liquido di lavaggio durante l’intervento, mantenendo una visibilità visiva ottimale, riducendo i valori di pressione all’interno del rene e minimizzando di conseguenza il rischio di riassorbimento fluido e di infezioni ematiche.

Presidi Post-Operatori e Terapie Complementari
Al termine dell’atto operatorio vengono posizionati specifici presidi:
Un catetere vescicale, mantenuto in sede solitamente per circa 24 ore.
Uno stent ureterale (tipo Double-J), finalizzato a garantire il corretto deflusso urinario dal rene alla vescica, prevenendo l’insorgenza di coliche renali dovute a edema o coaguli. Lo stent verrà rimosso successivamente in regime ambulatoriale tramite una semplice cistoscopia a distanza di 2-3 settimane.
Instillazione chemioterapica precoce: per ridurre il rischio di recidive tumorali locali all’interno della vescica, viene normalmente eseguita un’instillazione precoce post-operatoria direttamente in vescica tramite il catetere urinario, utilizzando un farmaco chemioterapico (Farmorubicina o Mitomicina C). In casi selezionati e secondo il giudizio clinico dell’operatore, può essere invece posizionato uno stent ureterale di tipo Mono-J al fine di veicolare il medesimo farmaco chemioterapico direttamente all’interno delle cavità escretrici superiori del rene.
Possibili Limitazioni Intraoperatorie e Strategie a Lungo Termine
È di fondamentale importanza che il paziente sia a conoscenza di due scenari clinici frequenti:
Uretere non compiacente (7-10% dei casi): in una percentuale di pazienti compresa tra il 7% e il 10%, l’uretere si presenta talmente stretto o rigido da non consentire il passaggio in sicurezza degli strumenti endoscopici. In questa specifica situazione, il chirurgo interromperà la procedura posizionando unicamente uno stent ureterale Double-J. Durante i successivi 10-15 giorni, la presenza dello stent eserciterà una dilatazione progressiva e graduale delle pareti dell’uretere, permettendo, in una seconda seduta operatoria appositamente riprogrammata, il passaggio agevole della strumentazione operativa.
Trattamenti multipli e follow-up: a causa della natura e del volume della patologia, potrebbero rendersi necessarie più sedute endoscopiche per ottenere la bonifica completa delle lesioni. Inoltre, anche qualora si ottenga una rimozione totale della malattia fin dal primo trattamento, è assolutamente indispensabile sottoporsi a un’ureterorenoscopia di controllo a distanza di circa 3 mesi, per escludere con certezza la persistenza di neoplasia o una recidiva precoce.
5. COMPLICANZE ASSOCIATE ALL’INTERVENTO
Sebbene la metodica sia considerata a minima invasività, l’ureterorenoscopia con fotoablazione laser non è priva di rischi e complicanze potenziali, che si verificano comunque in percentuali complessivamente ridotte.
Complicanze Minori e Dati di Letteratura
I dati presenti nella letteratura scientifica internazionale indicano un tasso medio di complicanze minori pari a circa il 10%. All’interno di questa categoria rientrano principalmente:
Eventi emorragici (sanguinamenti significativi che possono richiedere una emotrasfusione di supporto).
Eventi infettivi localizzati che richiedono l’impostazione di una terapia antibiotica mirata nel post-operatorio.
Complicanze Infettive Maggiori e Fattori di Rischio
Il testo evidenzia che, nonostante la mini-invasività, l’ureterorenoscopia può esporre il paziente a complicanze infettive di estrema gravità, talvolta sistemiche o fatali. Nella casistica interna del centro si è registrato un caso di infezione diffusa a tutto l’organismo (sepsi), con compromissione temporanea delle funzioni degli organi vitali e conseguente prolungamento della degenza ospedaliera. La letteratura scientifica riporta rari casi di mortalità peri-operatoria correlata a shock settico post-RIRS.
I soggetti che presentano un rischio statisticamente più elevato di sviluppare complicanze infettive severe sono:
Pazienti con una storia clinica anamnestica di infezioni ricorrenti delle vie urinarie.
Pazienti defedati, cachettici o in stato di immunodepressione.
Soggetti portatori cronici o di lungo corso di presidi urologici quali cateteri vescicali, stent ureterali o tubi di nefrostomia percutanea.
Strategie di Prevenzione del Rischio Infettivo
Per ridurre al minimo la probabilità di complicanze infettive, l’équipe urologica adotta rigorosi protocolli preventivi:
Esecuzione pre-operatoria dell’urinocoltura con eventuale terapia mirata e profilassi antibiotica ad ampio spettro prima dell’incisione.
Sostituzione preventiva di tutti i presidi urologici (cateteri, stent, nefrostomie) che si trovino in sede da molto tempo, prima di procedere all’atto chirurgico.
Riduzione dei tempi complessivi della procedura e utilizzo di basse pressioni di irrigazione dei fluidi all’interno delle cavità renali per evitare il reflusso pielo-venoso.
Complicanze a Lungo Termine e Sovrapposizioni Tecniche
Una complicanza tardiva rilevante è la stenosi ureterale (ovvero il restringimento cicatriziale del lume dell’uretere). La sua incidenza si attesta mediamente intorno al 10% e mostra una correlazione diretta con il numero di procedure endoscopiche eseguite sulla stessa via urinaria (il rischio aumenta all’aumentare degli interventi). Infine, ulteriori complicanze (descritte dettagliatamente nel modulo di consenso informato) presentano incidenze estremamente basse. Tali eventi sono mutuati dalla casistica dell’ureterorenoscopia eseguita per il trattamento della calcolosi renale; poiché la tecnica esecutiva e la strumentazione utilizzata sono sovrapponibili, tali rischi si considerano teoricamente applicabili anche alla chirurgia endoscopica per neoplasia uroteliale, pur trattandosi di entità patologiche distinte.
Condizioni Comuni Rilevabili dopo la Dimissione
Nelle giornate successive al rientro a casa, il paziente può riscontrare due specifiche manifestazioni cliniche:
Infezioni delle vie urinarie tardive: Possono insorgere a distanza di giorni o settimane, anche dopo un iniziale periodo di benessere. I sintomi tipici comprendono bruciore minzionale, urine torbide e dal cattivo odore, brividi e febbre. In questo caso è necessario eseguire un esame completo delle urine associato a urinocoltura con antibiogramma, contattando il Medico Curante per la prescrizione dell’antibiotico idoneo e informando sempre l’équipe urologica.
Ematuria e sedimento urinario: La presenza dello stent ureterale e la naturale eliminazione di residui ematici o piccoli coaguli formatisi nel rene possono rendere le urine di colore rosso o rosato. Questa condizione può persistere per 7-10 giorni dopo l’intervento o protrarsi per l’intero periodo di permanenza dello stent. Per contrastare il fenomeno e favorire la chiarificazione delle urine, è fondamentale una abbondante idratazione (assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno). Qualora si riscontrassero oggettive difficoltà nell’emissione del getto urinario, il paziente deve avvisare immediatamente il centro.
6. CONSIGLI E INDICAZIONI ALLA DIMISSIONE
Il percorso di guarigione domiciliare richiede il rispetto di alcune semplici norme comportamentali e dietetiche.
Convivenza con lo Stent Ureterale (Double-J)
Nei casi in cui il paziente venga dimesso con lo stent in sede, viene prescritta una terapia analgesica da assumere al bisogno. Questo approccio permette di controllare efficacemente la sintomatologia dolorosa legata all’insulto infiammatorio locale causato dal corpo estraneo. È comune sperimentare una serie di disturbi caratteristici indotti dallo stent Double-J:
Incremento della frequenza delle minzioni (pollachiuria).
Sensazione costante di presenza di un corpo estraneo all’interno della vescica.
Dolore o gravità in sede lombare che si manifesta specificamente al momento della minzione. Questo fenomeno è causato dal reflusso pressorio di urina che risale verso il rene attraverso lo stent durante la contrazione vescicale.
Tutti questi sintomi sono temporanei e destinati a scomparire in modo definitivo non appena si procederà alla rimozione fisica dello stent, operazione eseguita per via cistoscopica ambulatoriale dopo circa 15-20 giorni.
Regime Alimentare e Idrico
Dal punto di vista nutrizionale non sono previste restrizioni severe:
Idratazione: Rappresenta il pilastro fondamentale della terapia post-dimissione. È tassativo bere almeno 2 litri di acqua al giorno. L’introito di fluidi garantisce il lavaggio meccanico e continuo dell’apparato urinario, favorisce l’emostasi e abbatte drasticamente il rischio di sovra-infezioni batteriche, in particolare finché lo stent rimane posizionato.
Dieta: La ripresa del regime alimentare abituale può avvenire in maniera graduale e progressiva, secondo la tolleranza del paziente.
Ripresa delle Attività Fisiche e Lavorative
Dopo la dimissione, il paziente è autorizzato a riprendere le proprie occupazioni lavorative e l’attività fisica. Non vengono poste limitazioni assolute o vincoli rigidi, ma si raccomanda l’uso del buon senso. Bisogna considerare che la presenza dello stent Double-J può determinare un discomfort o fastidio locale continuo, elemento che potrebbe parzialmente limitare o rendere più difficoltoso il normale svolgimento delle comuni attività della vita quotidiana.
Per quanto concerne i successivi controlli specialistici e gli appuntamenti clinici e strumentali di follow-up, si raccomanda al paziente di attenersi alle indicazioni e prescrizioni dettagliate all’interno della lettera ufficiale di dimissione rilasciata dal reparto al momento dell’uscita, che sarà successivamente aggiornata alla luce di un eventuale esame istologico che consentirà di stabilire i successivi passaggi terapeutici.
