Il tumore della vescica rappresenta una delle neoplasie più frequenti dell’apparato urinario. Si sviluppa principalmente a partire dall’epitelio di rivestimento interno della vescica, l’urotelio, e per questo la forma istologica di gran lunga più comune (circa il 90-95% dei casi) è il carcinoma uroteliale (o a cellule di transizione).
1. Cause Possibili e Fattori di Rischio
L’insorgenza del tumore della vescica è strettamente legata all’esposizione a sostanze cancerogene che, una volta filtrate dai reni, si concentrano nelle urine e rimangono a contatto con la mucosa vescicale per ore.
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Fumo di tabacco: È il fattore di rischio principale e più documentato. I fumatori hanno un rischio da 4 a 7 volte superiore rispetto ai non fumatori. Il fumo è responsabile di circa il 50% dei casi totali.
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Esposizione professionale: L’esposizione cronica ad ammine aromatiche e idrocarburi policiclici aromatici (utilizzati nelle industrie dei coloranti, della gomma, del cuoio, della plastica e della verniciatura) rappresenta il secondo fattore di rischio. Il periodo di latenza tra esposizione e sviluppo del tumore può superare i 20 anni.
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Irritazione cronica della mucosa: Infezioni urinarie ricorrenti, calcolosi vescicale cronica o l’uso prolungato di cateteri a dimora aumentano il rischio, orientando talvolta l’istologia verso il carcinoma squamocellulare. nei paesi endemici, l’infezione da Schistosoma haematobium è una causa primaria.
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Fattori iatrogeni: Precedenti trattamenti di radioterapia sulla pelvi o l’assunzione di specifici farmaci chemioterapici (come la ciclofosfamide) aumentano il rischio oncogeno.
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Predisposizione genetica: Mutazioni a carico di geni oncosoppressori o coinvolti nella riparazione del DNA (es. sindrome di Lynch) o varianti metaboliche lente nell’acetilazione dei cancerogeni (genotipo NAT2 lento) possono incrementare la suscettibilità.
2. Presentazione Clinica e Sintomi
La presentazione clinica del tumore della vescica è spesso caratterizzata da sintomi urinari aspecifici, il che impone una diagnosi differenziale accurata rispetto alle patologie benigne (es. cistiti, calcolosi, ipertrofia prostatica).
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Ematuria: È il segno cardine. Classicamente si presenta come ematuria macroscopica (visibile), totale, asintomatica e intermittente (il cosiddetto “sangue nelle urine senza dolore”). L’intermittenza del fenomeno può purtroppo indurre il paziente a sottovalutare il problema. Anche l’ematuria microscopica persistente (microematuria), riscontrata casualmente all’esame delle urine, richiede un approfondimento diagnostico.
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Sintomi irritativi del basso apparato urinario (LUTS): Pollachiuria (aumento della frequenza minzionale), urgenza minzionale e disuria (minzione dolorosa o difficoltosa). Questi sintomi sono più frequenti nelle forme di carcinoma in situ (CIS) o nei tumori infiltranti, a causa dell’irritazione e della ridotta compliance della parete vescicale.
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Sintomi avanzati: Nelle fasi tardive della malattia possono comparire dolore pelvico, dolore osseo (metastasi), edema degli arti inferiori (da compressione linfatica o venosa) o sintomi da insufficienza renale ostruttiva (idronefrosi) se la massa infiltra e ostruisce gli osti ureterali.
3. Iter Diagnostico ed Esami da Eseguire
Il sospetto clinico di neoplasia vescicale deve essere indagato tempestivamente attraverso un percorso diagnostico strutturato:
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Ecografia dell’apparato urinario: Rappresenta l’esame di primo livello. È un’indagine non invasiva, utile per visualizzare masse vegetanti endovescicali (generalmente superiori a 5 mm) e per valutare l’eventuale presenza di idronefrosi. Richiede una vescica ben distesa.
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Citologia urinaria su tre campioni: Consiste nella ricerca di cellule neoplastiche esfoliate nelle urine raccolte in tre giorni distinti. Ha un’elevata specificità (prossima al 95%) e un’ottima sensibilità per i tumori ad alto grado e per il carcinoma in situ (CIS), mentre mostra una sensibilità ridotta per i tumori a basso grado.
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Cistoscopia con eventuale biopsia: È il gold standard diagnostico. Consiste nell’introduzione di uno strumento a fibre ottiche (flessibile o rigido) attraverso l’uretra per visionare direttamente la mucosa vescicale. Permette di mappare le lesioni, valutarne l’aspetto (papillare, sessile, ulcerato) e la sede.
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Uro-TC (TC addome completo con mezzo di contrasto e fase uro grafica): È fondamentale per lo studio dell’alto apparato urinario (calici, bacinetto renale, ureteri), che può essere sede di sincronicità tumorale, e per la valutazione dell’estensione extravescicale, del coinvolgimento linfonodale e delle metastasi a distanza.
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Resezione Transuretrale della Vescica (TURB): Ha una duplice valenza, terapeutica e diagnostica. Consiste nell’asportazione endoscopica della lesione vescicale. Il tessuto prelevato è indispensabile per l’esame istologico, che definirà il grading e, soprattutto, il livello di infiltrazione della parete.
4. Stadiazione e Grading istologico
La corretta classificazione del tumore della vescica è il prerequisito fondamentale per stabilire l’approccio terapeutico (conservativo vs. radicale). La patologia si divide macroscopicamente in due grandi categorie basate sull’infiltrazione della tonaca muscolare: tumori non muscolo-infiltranti (NMIBC) e tumori muscolo-infiltranti (MIBC).
Sistema di Stadiazione TNM (AJCC/UICC)
La stadiazione TNM valuta l’estensione del tumore primitivo (T), il coinvolgimento dei linfonodi regionali (N) e la presenza di metastasi a distanza (M).
T – Tumore Primitivo
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Tx: Tumore primitivo non definibile.
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T0: Non evidenza di tumore primitivo.
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Ta: Carcinoma papillare non infiltrante (limitato all’epitelio).
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Tis: Carcinoma in situ (tumore piatto ad alto grado, limitato all’epitelio).
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T1: Il tumore infiltra il tessuto connettivo sottoepiteliale (lamina propria), ma non la tonaca muscolare.
Nota: Ta, Tis e T1 costituiscono i tumori non muscolo-infiltranti (NMIBC).
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T2: Il tumore infiltra la tonaca muscolare (detrusore).
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T2a: Infiltrazione della metà interna (muscolare superficiale).
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T2b: Infiltrazione della metà esterna (muscolare profonda).
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T3: Il tumore infiltra il tessuto perivescicale.
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T3a: Infiltrazione microscopicamente evidente.
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T3b: Infiltrazione macroscopicamente evidente (massa extravescicale).
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T4: Il tumore infiltra le strutture adiacenti.
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T4a: Infiltrazione di prostata, utero o vagina.
- T4b: Infiltrazione della parete pelvica o della parete addominale.
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N – Linfonodi Regionali (Linfonodi della pelvi vera, sotto la biforcazione delle arterie iliache comuni)
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Nx: Linfonodi regionali non valutabili.
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N0: Non metastasi nei linfonodi regionali.
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N1: Metastasi in un singolo linfonodo della pelvi vera (ipogastrico, otturatorio, iliaco esterno o presacrale).
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N2: Metastasi in linfonodi multipli della pelvi vera.
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N3: Metastasi nei linfonodi iliaci comuni.
M – Metastasi a Distanza
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M0: Non metastasi a distanza.
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M1: Metastasi a distanza presenti.
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M1a: Limitata ai linfonodi non regionali (es. aortici, sovraclaveari).
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M1b: Altre metastasi a distanza (organi solidi come polmone, fegato, osso).
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Grading Istologico
Il grading definisce il grado di anaplasia cellulare, ovvero quanto le cellule tumorali differiscono da quelle normali, e riflette l’aggressività biologica della neoplasia.
Attualmente coesistono e vengono riportate nei referti anatomopatologici due classificazioni principali: la classificazione WHO 1973 e la più recente classificazione WHO 2004/2016.
| Sistema WHO 1973 | Sistema WHO 2004/2016 | Caratteristiche Biologiche |
| PUNLMP | PUNLMP (Neoplasia uroteliale papillare a basso potenziale di malignità) | Lesione papillare con ispessimento cellulare ma minima atipia. Ottima prognosi, bassissimo rischio di progressione. |
| Grado 1 (G1) | Basso Grado (Low Grade) | Cellule ben differenziate, architettura conservata, rare mitosi. Basso rischio di progressione a forma infiltrante, ma frequenti recidive locali. |
| Grado 2 (G2) | Diviso tra Basso e Alto Grado | Grado intermedio. Presenta anomalie architetturali e citologiche moderate. |
| Grado 3 (G3) | Alto Grado (High Grade) | Cellule marcatamente indifferenziate, marcato pleomorfismo nucleare, numerose mitosi atipiche. Elevato rischio di progressione e infiltrazione. |
Il Carcinoma in Situ (Tis), pur essendo una lesione piatta e confinata all’epitelio, è per definizione sempre considerata una neoplasia ad alto grado a causa dell’estrema atipia cellulare e del comportamento biologico fortemente aggressivo.
