Prostatite Batterica: Definizione e Classificazione
La prostatite batterica è un’infezione della ghiandola prostatica causata dalla colonizzazione di microrganismi patogeni. Si divide in due entità cliniche distinte:
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Prostatite Batterica Acuta (Tipo I): Un’infezione acuta e severa del parenchima prostatico, caratterizzata da un esordio brusco e da una marcata sintomatologia sistemica.
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Prostatite Batterica Cronica (Tipo II): Un’infezione localizzata, persistente o ricorrente, causata dallo stesso ceppo batterico che permane nel tessuto prostatico, alternando periodi di riacutizzazione a fasi di apparente remissione.
Presentazione Clinica e Sintomi
Il quadro clinico varia sensibilmente in base alla cinetica dell’infezione:
Prostatite Batterica Acuta (Tipo I)
L’esordio è drammatico e configura un quadro infettivo sistemico:
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Sintomi sistemici: Febbre alta a picchi, brividi scuotenti, malessere generale marcato, astenia profonda e dolori muscolari (mialgie).
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Sintomi urinari (LUTS): Forte bruciore e dolore alla minzione (disuria), minzione dolorosa goccia a goccia (stranguria), bisogno impellente e frequente (pollachiuria e urgenza), flusso urinario debole o intermittente, possibilità di ritenzione urinaria acuta.
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Dolore localizzato: Dolore intenso e profondo nella zona perineale (tra scroto e ano), sovrapubica, sacrale o peniena.
Prostatite Batterica Cronica (Tipo II)
I sintomi sono più sfumati ma persistenti (almeno 3 mesi) e fluttuanti:
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Dolore o fastidio pelvico: Senso di peso o dolore sordo al perineo, ai testicoli, all’inguine o alla regione lombare.
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Disturbi della sfera sessuale: Eiaculazione dolorosa o fastidiosa (molto frequente) ed emospermia (sangue nello sperma).
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Infezioni urinarie ricorrenti (IVU): Episodi ripetuti di cistite causati dallo stesso batterio che colonizza la prostata, la quale funge da vero e proprio “serbatoio” dell’infezione.
Cause ed Eziologia
I batteri responsabili sono principalmente i Gram-negativi della flora fecale che colonizzano la ghiandola per via ascendente (risalendo l’uretra) o per reflusso di urina infetta nei dotti prostatici:
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Escherichia coli: Isolato nella maggior parte dei casi (50-90%).
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Altri Gram-negativi ed Enterococchi: Klebsiella spp., Proteus mirabilis, Pseudomonas aeruginosa ed Enterococcus faecalis.
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Patogeni da ITS: Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae, da considerare specialmente nei soggetti giovani e sessualmente attivi.
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Fattori favorenti: Manovre strumentali (cateterismo, cistoscopia, biopsia prostatica), immunodepressione o ostruzioni cervico-uretrali preesistenti.
Esami Diagnostici nella Fase Acuta/Subacuta
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Esplorazione Digito-Rettale (EDR): Consente la palpazione della ghiandola. Nella forma acuta la prostata appare edematosa, calda e marcatamente dolente. Nota bene: in fase acuta il massaggio prostatico è rigorosamente controindicato per il rischio di indurre batteriemia e shock settico.
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Esame delle urine e Urinocoltura con antibiogramma: Fondamentali per identificare la presenza di leucociti e isolare il patogeno per guidare la terapia.
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Spermiocoltura e Tampone Uretrale: Per la ricerca di germi comuni e patogeni atipici intracellulari.
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Dosaggio del PSA: Subisce un incremento significativo a causa della flogosi e della lisi cellulare; non va interpretato come marker oncologico in questa fase e tende a normalizzarsi molto lentamente.
Trattamento, Cure e Gestione delle Urgenze
Il protocollo terapeutico mira all’eradicazione del patogeno e alla gestione delle complicanze acute.
Terapia Antibiotica e di Supporto
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Scelta del farmaco: Richiede l’uso di molecole ad alta penetrazione nel tessuto prostatico, come i fluorochinolonici o il trimetoprim/sulfametossazolo, basandosi sull’antibiogramma.
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Durata del ciclo: Nella forma acuta (Tipo I) il trattamento dura in genere 2-4 settimane, mentre nella forma cronica (Tipo II) può estendersi dalle 4 alle 6 settimane per eradicare i focolai batterici profondi (es. biofilm batterici o calcificazioni infette).
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Supporto: Antinfiammatori (FANS) per ridurre l’edema e il dolore; alfa-litici per rilassare il collo vescicale e la muscolatura prostatica, migliorando lo svuotamento vescicale.
Accesso al Pronto Soccorso (PS) nelle Forme Acute
Nelle forme di prostatite acuta particolarmente aggressive caratterizzate da febbre alta e brivido scuotente, se non responsive in breve tempo alal terapia medica, l’accesso tempestivo al Pronto Soccorso è mandatorio. Il brivido rispecchia una transitoria batteriemia (passaggio di batteri o tossine nel sangue), configurando il rischio di urosepsi. In questo contesto si rende necessario:
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L’ospedalizzazione del paziente.
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L’esecuzione immediata di emocolture (prima di avviare l’antibiotico).
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L’impostazione di una terapia antibiotica a largo spettro per via endovenosa (es. cefalosporine di terza generazione o aminoglicosidi) associata a idratazione parenterale.
Complicanza: Ritenzione Urinaria Acuta (RUA) e Cateterismo
L’importante edema infiammatorio della prostata può comprimere totalmente l’uretra (specialmente in pazienti già affetti da ipertrofia prostatica), determinando l’impossibilità assoluta di urinare (ritenzione urinaria acuta), una condizione d’urgenza estremamente dolorosa.
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In questi casi è necessario il posizionamento urgente di un catetere per drenare la vescica.
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Scelta della via di drenaggio: Nelle prostatiti acute, il passaggio di un catetere per via uretrale classica è fortemente sconsigliato o controindicato, poiché lo sfregamento sul tessuto prostatico infetto e teso accentua drammaticamente il dolore, aumenta il rischio di batteriemia/sepsi e può favorire la formazione di ascessi prostatici.
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Per tale motivo, la procedura d’elezione consiste nel posizionamento di un catetere epicistostomico (o sovrapubico), inserito per via percutanea direttamente sopra il pube in anestesia locale, bypassando completamente la ghiandola prostatica infetta.
Follow-up e Accertamenti Post-Guarigione
Una volta ottenuta la completa guarigione clinica e microbiologica (sintomi risolti, indici di flogosi normalizzati e urine sterili), il percorso non si conclude.
Successivamente, il medico valuterà l’esecuzione di ulteriori accertamenti diagnostici a freddo (come l’uroflussometria con valutazione del residuo post-minzionale, l’ecografia transrettale o, nelle forme croniche recidivanti, il test di Meares-Stamey). L’obiettivo fondamentale di questa fase di follow-up è individuare le alterazioni anatomiche o funzionali sottostanti (es. ipertrofia prostatica benigna, sclerosi del collo vescicale, stenosi uretrali) che, alterando la normale idrodinamica minzionale e causando ristagno urinario, hanno agito come cause scatenanti o fattori predisponenti, così da impostare una corretta strategia preventiva ed evitare future recidive.
